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Ilashai Mase
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Benvenuti è una parola che qualunque chiesa dovrebbe essere capace
di esprimere in tante lingue quante sono le persone che entrano
dalle sue porte. Ma io non pensavo, fino a due anni fa, che una
delle espressioni di benvenuto con cui sarei divenuto più familiare
sarebbe stata quella giapponese che vedete trascritta in testa a
questo articolo. Come è accaduto tutto ciò? Questa storia riguarda
tutti a St. Paul's, perché è una storia di ospitalità cristiana
e buona volontà che oltrepassa alcune difficili soglie e ci sfida
a vedere dove realmente siano i confini della nostra fede.
All'inizio
del 1999 ci fu chiesto se saremmo stati preparati ad aprire le porte
alle coppie di sposi giapponesi, soprattutto, ma non esclusivamente
appena sposati, che amano festeggiare le loro nozze con una luna
di miele europea, nella quale includono una cerimonia di ringraziamento
e festeggiamento del loro matrimonio. Dopo una lunga discussione
all'interno della Chiesa Episcopale in Europa, decidemmo che in
questo modo avremmo potuto estendere la nostra ospitalità e la nostra
amicizia a coppie ben disposte sebbene in maggioranza non cristiane,
e allo stesso tempo introdurle agli insegnamenti di base della fede
cristiana riguardo al matrimonio e dar loro la possibilità di un
contatto, se lo volevano, con la nostra chiesa, piccola ma molto
coraggiosa e solida, in Giappone, la Nippon Sei Kokkai. Questo non
è tanto uno sforzo di evangelizzazione ma piuttosto l'apertura delle
porte al dialogo tra confessioni e ideali, e in quanto tale mi sembra
di grande significato per noi in una chiesa come St. Paul's che
ha già optato per l'apertura e la non-esclusione verso il mondo
esterno. La cristianità, vista come un credo universale di braccia
aperte e vulnerabilità pronta, come si vede nella stessa crucifissione,
piuttosto che come un possesso inestimabile da custodire gelosamente
contro ogni minaccia, come la fede chiusa i cui confini furono abbattuti
dall'insegnamento e dalla vita di Gesù stesso.
Dopo la decisione iniziale, Padre Michael mi chiese di assumermi
la responsabilità di organizzare e condurre le cerimonie - che si
sottolinea a tutti, soprattutto agli interessati, non sono matrimoni
o benedizioni di matrimonio, ma cerimonie di ringraziamento reciproco
tenute in un'atmosfera di riverenza e amichevolezza. L'indiscussa
bellezza e solennità della chiesa stessa, la qualità della musica
eseguita e, spero, l'atmosfera di calore e partecipazione genuina
che cerchiamo di creare in queste semplici occasioni, tutto crea,
come più volte mi hanno ripetuto, un'impressione profonda e duratura
in questi giovani che si preparano accuratamente, in maniera molto
giapponese, per la loro cerimonia e si mostrano di apprezzare molto
ciò che viene fatto.
Abbiamo un registro di tutte le coppie, in cui le cerimonie vengono
registrate insieme a una fotografia degli sposi, gentilmente fornita
dal fotografo che viene abitualmente. Inviamo loro un ricordo per
il loro anniversario, per portare nella loro casa il fatto che non
si tratta di un evento isolato, ma una ricorrenza permanente nel
ciclo commemorativo che è parte di ogni chiesa. Dove è possibile,
li informiamo dell'indirizzo della loro chiesa anglicana locale,
dove speriamo che ricevano un caldo benvenuto se decidono di recarvisi.
Tutto tende a far loro comprendere che la cerimoia è un'occasione
religiosa vera che ha un significato per la vita.
Mi sono spesso commosso e stupito dal grado di reazione da parte
degli sposi e il piacere e l'emozione suscitati sono per me ragione
sufficiente per continuare ciò che iniziò come un esperimento. Ultimamente
cominciano ad comparire i primi frutti delle amicizie stabilite
attraverso le cerimonie, una coppia ci ha mandato una lettera di
apprezzamento con delle fotografie di un "evento da non dimenticare"
e al termine di una cerimonia in Settembre, due persone sono emerse
dall'ombra della chiesa per partecipare al brindisi agli sposi e
hanno mostrato le foto della loro cerimonia tenutasi l'anno precedente.
Come risposta ho mostrato loro la loro scheda nel registro con la
fotografia che li ritraeva mentre firmavano il certificato e si
sono rallegrati del fatto che avessimo ancora un ricordo così vivo
del loro giorno in chiesa. Questi piccoli gesti, e immagino che
ce ne saranno sempre di più, sono un omaggio al valore di questo
atto come amicizia ecumenica, e contribuiscono a far conoscere il
nome e il carattere di Saint Paul's a un mondo più vasto. Mi hanno
persino detto (anche se non l'ho potuto verificare) che c'è una
fotografia di una delle nostre cerimonie esposta all'aeroporto di
Tokyo!
In considerazione di tutto questo, non ho nessuna esitazione a
dire ai dubbiosi: venite a vedere voi stessi, e ai nostri amici
giapponesi: Aligado gozai masta ricordatevi di noi e noi vi ricorderemo!
Brian Williams
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