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IL NATALE E' LA NATIVITA' DELLA COSCIENZA Cari Fratelli e Sorelle in Cristo, Durante l'Avvento e l'Epifania le letture delle Scritture e le celebrazioni liturgiche ispirano i cristiani a riscoprire le storie meravigliose e miracolose dell'incarnazione di Dio in Gesù nato a Betlemme e dell'opera di Dio negli esempi della vita pubblica e degli insegnamenti di Gesù. Questa riscoperta, che essenzialmente ricorre in ogni epoca per grazia dello Spirito Santo, fa emergere dall'interno la crescente capacità della coscienza dell'umanità di percepire la presenza divina della santità. Gesù è Emanuele, Dio con noi. Tutta la creazione misteriosamente riflette ed è fatta a immagine e somiglianza di Dio. Anche l'umanità in tutta la sua complessità e mistero è fatta a immagine e somiglianza di Dio. Le storie della creazione nel libro della Genesi lo dicono chiaramente. Come seguaci scelti e intenzionali di Cristo rappresentiamo un Dio amorevole, vicino e personale in un mondo imperfetto, estraniato e decaduto. Io credo che il cuore, la mente e l'anima dell'umanità siano creati per essere predisposti eternamente a questa coscienza divina dell'Emanuele. La convinzione della Chiesa che Gesù Cristo non è altro che Dio diventato carne non soltanto inevitabilmente cambia come noi vediamo il mondo e noi stessi come parte della creazione di Dio ma modella la comprensione della nostra caratteristica unica di vocazione alla missione ad essere a immagine e somiglianza di Dio come il corpo amorevole e redentore di Cristo in questo mondo. Il mondo ha bisogno di ispirazione e di riscoprire la storia meravigliosa e miracolosa dell'incarnazione di Dio in Gesù di Betlemme. In questa ultima stagione di Avvento la mia disciplina spirituale prevedeva la lettura di un libro di Paul-Gordon Chandler dal titolo ‘Songs in Waiting: Spiritual Reflections On Christ’s Birth’ (Morehouse Publishing 2009). Chandler osserva che tutta la narrativa della natività è l'insieme di storie individuali - Maria, Giuseppe, Zaccaria e Simeone - in circostanze enormemente scoraggianti che sono stati sorpresi da Dio e dall'opera di Dio su di loro. E' nella più grande avversità delle loro (nostre) vite - vere esperienze del deserto -che Dio viene a sorprenderli (pag. 10). Continua poi citando un proverbio arabo che ha attirato la mia attenzione. Questo proverbio coglie l'essenza delle nostre esperienze del deserto sia personali che collettive: Più ti addentri nel deserto, più ti avvicini a Dio. Il valore di qualunque esperienza del deserto è nel riconoscere che esso rappresenta il luogo dove Dio porta liberazione e nuova vita. Cionondimeno, sappiamo che il processo di liberazione e vita nuova comporta anche del disagio e del dolore male accetto, eppure questi sono i veri canali che ci rendono capaci di visione e speranza. Le storie della natività lo rivelano. Considerate che i pastori erano intuitivamente inclini a seguire la luminosità di una stella e il richiamo degli angeli e hanno dovuto viaggiare nel disagio del deserto e nelle tenebre della notte, avvolti nella paura, incertezza e trepidazione prima che potessero coscientemente essere confortati dalla vista di Cristo Gesù. Inoltre, notiamo che i Magi da oriente, il cui viaggio aveva comportato vari imprevisti, problemi di comunicazione e minacce secolari, rimasero saldi e determinati a viaggiare attraverso i pericoli del deserto prima che raggiungessero la meta della visione celestiale del Re. Entrambe queste storie di Natale e dell'Epifania rivelano le lezioni importanti che si imparano sulla compagnia del Signore con noi mentre viaggiamo attraverso le varie vie della liberazione e della nuova vita. Sì, più ci addentriamo nel deserto più ci avviciniamo a Dio. La verità contenuta in questo proverbio è che il Signore Dio del nostro essere è più vicino a noi di quanto noi lo siamo a noi stessi. L'esperienza simile a quella del deserto sembra chiaramente essere il luogo spirituale dove al momento si trova la nostra comunità anglicana e le altre chiese. Avverto che oggi molti cristiani festeggiano l'Avvento e l'Epifania in mezzo all'ansia e al disagio della paura, preoccupandosi della fragilità delle circostanze mutevoli dei conflitti recenti all'interno della chiesa, dei fenomeni incerti della pressione politica sulla vita comune e della futura unità della nostra Comunione Anglicana. Eppure, al di là di queste complessità istituzionali in qualche modo secolari, vi è una più grande coscienza spirituale che dobbiamo abbracciare e questa coscienza è che Dio è con noi. Non si viaggia senza Colui che ha viaggiato in questo mondo affinché potessimo imparare uno stile di vita migliore in Cristo e in comunità e affinché fossimo capaci di viaggiare con fiducia in fede speranza e carità. Il Signore della Chiesa è con noi e non si possono scuotere le fondamenta o spezzarle né coloro la cui testimonianza è intenzionalmente vissuta in Cristo possono essere distolti dalla fedeltà a cui siamo chiamati. La nostra unica vocazione alla missione in Cristo Gesù è di esemplificare l'immagine e somiglianza di Dio in questo mondo. Come Maria, Giuseppe, Zaccaria e Simeone anche noi saremo e ci aspettiamo di essere sorpresi da Dio. Il Signore è vicino. Ricordate questo proverbio; più ci si addentra nel deserto e più ci si avvicina a Dio. Miei cari fedeli di Cristo Gesù anche adesso in questi tempi incerti addentriamoci volentieri nel deserto credendo e aspettando che inevitabilmente non solo ci avvicineremo a Dio ma anche che alla fine saremo molto sorpresi! Benedizioni di Avvento ed Epifania, Fr. Michael+
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