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Cari Fratelli e Sorelle in Cristo, Vi scrivo dopo il devastante terremoto di Haiti e dopo la seconda domenica di Epifania. In questo ampio contesto degli insegnamenti dell'Epifania della Chiesa e dell'esperienza dell'ennesimo disastro naturale vi offro le mie riflessioni prima di entrare nella stagione della Quaresima. C'è una storia cha parla di un compassionevole cappellano episcopale che serviva in un povero paese straniero. Egli era un individuo aperto e caritatevole disponibile con tutti. Un giorno, vide un uomo che stava morendo, vittima di un disastro naturale inaspettato e gli chiese se poteva pregare con lui. Il moribondo, che giaceva stremato, visto il crocifisso del cappellano disse, "ma padre, io non appartengo alla sua chiesa!". Il cappellano rispose "Ma tu appartieni al mio Dio". Pregarono insieme: due anime unite intimamente come una sola con Dio. Questa storia potrebbe capitare ad Haiti. Le immagini inquietanti che tutti abbiamo visto in televisione e le storie orribili che abbiamo sentito inevitabilmente ci scuotono emotivamente e spiritualmente fino al cuore. Dov'è Dio in tutto questo? Ogni disastro naturale rivela che l'umanità e il mondo vivono nell'incertezza ogni giorno. Ciò che è materiale o fisico è incerto e si rompe. Ciò che è spirituale o divino è indistruttibile ed eterno. Conviviamo infatti con l'incertezza un giorno per volta. Eppure in queste incertezze passeggere della vita e oltre lo sconforto del mondo e il senso incombente di impotenza sorgono dei segni sottili - gesti divini - dello Spirito Santo che si muove all'interno e in mezzo alle anime di innumerevoli persone. Non abbiamo visto l'amore generoso dell'umanità espresso negli aiuti spirituali e materiali? Persone diverse riunirsi in maniera straordinaria? Non abbiamo visto gesti di cura compassionevole e sacrificio personale nel dare fra coloro che, anche se stranieri, sono comunque riconosciuti come vicini di casa globali? Abbiamo visto e riconosciuto, e direi giustamente dopo i recenti disastri naturali, che le barriere politiche e sociali vengono distrutte, che le divisioni etniche, di classe, cultura e religione vengono cancellate; che la vulnerabilità, la debolezza e il bisogno cosciente di interdipendenza dell'umanità rivelano chiaramente i segni vitali che la fede cristiana riconosce nella bontà e nell'intima natura salvifica di Dio in Cristo. La natura di Dio è di redimere e ristabilire tutta la creazione fatta a immagine e somiglianza di Dio. Cristo è l'agente della vita e del cambiamento. Dov'è Dio in questo disastro? Dove si trova Cristo oggi? La domanda è cosa vedi? La domanda importante dell'Epifania in ogni epoca è duplice: dove stai cercando Dio e dove hai trovato Dio? Una sera, guardando uno speciale sulla CNN sulla situazione di Haiti ho visto un servizio notevole che per me rivelava un segno profondo della bontà di Dio e della presenza ristoratrice di Cristo evidente con i poveri e gli afflitti. Nella città di Port-au-Prince, due giorni dopo il terremoto un gran numero di cristiani di varie tradizioni - uomini donne e bambini - ha marciato per le strade fra i cadaveri e le macerie non cantando lamenti funebri ma gioiosi canti di lode a Dio e ringraziando Gesù per il suo amore generoso per loro. Con le lacrime agli occhi ho riconosciuto il segno, la realtà dell'Emanuele che proclamiamo a Natale e all'Epifania. Dio è con noi. Dio non ci abbandona. C'è il dolore e la morte - sì - ma c'è anche il sollievo e la vita. C'è l'oscurità e la disperazione - sì - ma c'è anche la luce e la speranza. C'è il peccato e il male - sì - ma c'è anche il pentimento e la bontà. Non c'è niente che possa scuoterci dalla convinzione che l'opera amorevole di redenzione di Dio in Cristo non arrivi. Nelle parole del nostro patrono San Paolo, "cosa potrà separarci dall'amore di Cristo?" La fede e la vita vissuta in Cristo Gesù è un particolare modo di vivere con fiducia in questo mondo, sapendo e credendo che la vita divina è tessuta profondamente nella fibra sia delle nostre anime che della nostra fragile natura umana. Le incertezze del mondo cedono il passo alla certezza dell'amore e dell'abbraccio di Dio per tutti in Cristo Gesù. Ecco dove cerchiamo Dio. Ecco dove troviamo Dio. I cristiani entrano in un'esistenza orientata verso l'altro man mano che lo Spirito ci spinge nel mondo a partecipare pienamente nella missione di Dio di portare salvezza, guarigione, speranza e la buona novella fino ai confini della terra attraverso Gesù Cristo. I cristiani riconoscono nella fede che il desiderio dell'umanità per il vero Dio vivente è realizzato nella persona di Gesù. Blaise Pascal, scienziato e filosofo del 17° secolo, disse "c'è un vuoto a forma di Dio nel cuore di ogni persona che non può essere riempito da nessuna creatura, ma soltanto da Dio, rivelato in Gesù". Il cappellano risponde giustamente alla domanda del moribondo dicendo che egli apparteneva al suo Dio. La verità è che noi siamo un unico popolo indiviso come corpo di Cristo. Nessun potere temporale o spirituale ci può distruggere definitivamente. Niente può districare il destino della nostra anima alla vita eterna. L'oscurità - temporale o spirituale - che occasionalmente avvolge e affligge l'umanità non è forte come la luce che è in Gesù Cristo. Il terribile terremoto di Haiti accaduto durante l'Epifania ricorda ai cristiani che siamo chiamati ad offrire al mondo un ministero di luce e un messaggio di illuminazione sia in parole che in opere. Usando le parole dello scrittore Carl F. H. Henry, "Il mandato divino è brillare di luce, spargere sale, impastare lievito in un mondo altrimenti senza speranza." Ringrazio Dio ogni giorno che la comunità dei credenti di San Paolo svolge con fede il ministero di luce di Cristo e diffonde il suo messaggio d'illuminazione nella città internazionale di Roma. E' importante per noi come comunità parrocchiale sapere dove stiamo cercando Dio e dove abbiamo trovato Dio. Benedizioni in questa stagione di Quaresima, Padre Michele+
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