|
||
Cari Fratelli e Sorelle in Cristo, Scrivo questo messaggio per la newsletter di Pasqua ricordando la prima visita di papa Benedetto XV negli Stati Uniti. Ricorderete che fu una visita pastorale importante e necessaria alla Chiesa cattolica romana americana, precipitata dalle notizie di condotta immorale di alcuni membri del clero. Molti di voi ricorderanno anche che la visita del papa era stata ampiamente pubblicizzata. Il mondo intero lo osservava. Oggi, il contesto secolare della nostra proclamazione della Pasqua è nuovamente la notizia degli abusi del clero, stavolta in Irlanda, Germania e vari altri Paesi. E ancora una volta, queste notizie sgradite e inquietanti portano il mondo a osservare e ascoltare il Papa e il Vaticano. Attraverso le lenti dei mezzi di informazione vediamo folle di gente con espressioni stanche e disilluse che denotano ansia, disperazione, rabbia, tristezza, ma anche speranza di cambiamento e di un nuovo futuro. Le aspettative secolari e religiose si fondono in questo problema delicato del comportamento e della sessualità umana. Il simbolo e il ministero del papato è divenuto nel corso dei secoli un riflesso umano della presenza pastorale e dell'amore di Cristo per tutto il popolo eletto di Dio. Giovanni Paolo II durante il suo papato lo ha espresso in maniera evidente. E' interessante e al tempo stesso rivelatore testimoniare il potere della fede religiosa anche quando si potrebbe essere contrari a qualche insegnamento particolare della dottrina della chiesa, del suo comportamento o messaggio sottile di quella fede sfumato in qualche nostra tradizione cristiana. La parola incarnata di Dio è una parola che trasforma e porta nuova vita. Nella nostra epoca di tecnologia visiva, comunicare per immagini è cruciale, poiché esse tendono ad essere più efficaci delle semplici parole. Una cultura della trasparenza e dell'onestà piuttosto che della segretezza e del voler mantenere lo status quo sta diventando imperativo ai nostri giorni, e giustamente, poiché sia le nostre istituzioni secolari/politiche che religiose devono conformarsi al modello più alto dei valori dell'integrità e della dignità umana. Credo che questo stia dolorosamente emergendo in tutto il Corpo di Cristo oggi nel comunicare la vita di Cristo e la parola redentrice di Dio incarnato. Di certo ho fatto molte riflessioni osservando altre tradizioni religiose e le attività politiche e religiose del Vaticano vivendo a Roma negli ultimi 18 anni. La cultura della chiesa cattolica romana istituzionale è esperta nel comunicare il messaggio del Vangelo attraverso immagini vibranti memorabili, simboli sacri, dottrine e cerimonie liturgiche. Cionondimeno, la comunicazione della chiesa universale deve dopo tutto concernere unicamente il kerygma del Vangelo; proclamare la Persona di Cristo che vince il potere del peccato e della morte, che porta salvezza e che in sé è la speranza che dona la vita per tutta l'umanità. Questa speranza divina nasce nella Parola di Dio risorta, ascesa ed esaltata: E' il carisma (dono) particolare della Chiesa di testimoniare e vivere questo messaggio di speranza, rinnovamento, perdono e riconciliazione con questo mondo imperfetto. Il mondo ha bisogno di udire questa testimonianza, questa grande speranza, specialmente quando il peccato dell'umanità è così evidente. La grazia è più potente del peccato. La vita è più potente della morte e il futuro dell'umanità in Cristo Gesù è più potente di ogni passato errante. Soltanto dopo il Venerdì Santo è possibile la vita della Pasqua! Nei 50 giorni dopo Pasqua noteremo che la Chiesa di Cristo Gesù rifletterà sul significato e la comprensione dei discorsi di addio, particolarmente nel Vangelo di San Giovanni. Secondo il Dr. Reginald Fuller, per i cristiani l'ascesa di Gesù al Padre è parte del complesso evento del riconciliare le apparenze e il dono dello Spirito Santo con tutti noi credenti. Credere è vedere. Soltanto Cristo ricompone ciò che era spezzato. Soltanto Cristo potrà dare nuova vita quando arriva la morte. Questi discorsi di commiato mediano efficacemente per noi il riconoscimento della grazia di Dio che dà la vita e che trasforma, e il significato di un Dio che ci ama, si interessa a noi e ci abbraccia. Gesù Cristo è la speranza della salvezza dell'umanità ed è il vero esempio e lo scopo di vita in ogni attività umana. La vita spirituale in Cristo si vive e si esprime oltre le parole e gesti di compassione, perdono e riconciliazione. La vita redentrice in Cristo Risorto si attua attraverso i simboli sacri dei sacramenti della confessione, penitenza, preghiera e perdono. Il nostro compito è di comunicare Cristo Risorto, la speranza di Dio per il mondo. Il mondo sta osservando. Che significa vederci celebrare la Pasqua? Per noi che viviamo in questo 21° secolo di mezzi di comunicazione, ciò che è importante è la varietà di modi in cui noi cristiani comunichiamo in parole e opere fortemente e religiosamente la vita del Cristo Risorto Esaltato. La presenza di Cristo nella vita della gente e quindi anche nel mondo è la fonte della speranza divina e un segno dello Spirito Santo trasformatore di Dio. Cristo è venuto affinché potessimo esperire la vita più pienamente. Cristo viene a liberarci per amore di libertà. Cristo continua a insegnare e guidarci attraverso la Sua Chiesa. Queste potrebbero essere le "maggiori opere" a cui Gesù allude nel Vangelo - la parola di Dio rivelata e i sacramenti - attraverso cui si manifesta quella salvezza divina che l'umanità cerca disperatamente e di cui ha bisogno. Il Dr. Fuller ricorda ai suoi studenti del Nuovo Testamento che il Gesù terreno ha indicato e preparato la strada all'atto salvifico che avrebbe compiuto sulla croce. Questo gesto salvifico di morire e concludersi nella Resurrezione continuerà sempre dopo la sua vita terrena. I cristiani hanno un piede piantato ai piedi della croce e l'altro piede piantato nella tomba vuota! Questa è la testimonianza della Chiesa. Morire e risorgere è la dinamica spirituale dell'attività redentrice di Dio nella storia. La dipartita fisica di Gesù da questo mondo era preparatoria per la sua presenza continua nella sua chiesa, e così noi proclamiamo a ogni eucaristica che "Cristo è morto, Cristo è risorto, Cristo ritornerà". La presenza amorevole di Cristo è la fonte della nostra speranza per questo mondo imperfetto e per la nostra natura umana imperfetta. Il mondo sta guardando e aspetta di udire e sentirsi ricordare di questa buona novella. Affermate ancora una volta che Cristo Risorto è la più grande speranza del mondo e che noi cristiani siamo i portatori di questo messaggio di vita. Il peccato e la morte non hanno potere su coloro che hanno fede in Cristo Risorto. In questi giorni della resurrezione di nostro Signore prestiamo attenzione a come personalmente non solo testimoniamo questa grande realtà ma anche a come comunichiamo la buona novella in parole e opere. Il mondo oggi ha bisogno di vedere e udire come nostro Signore Gesù continua a occuparsi e interessarsi a tutto il suo popolo. Il Signore è risorto ed è la nostra più grande speranza. Alleluia! La grazia di Pasqua e benedizioni, P. Michele+
|
||